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Lettera dal mare

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Elia Petrucci 3/1/2020

Anonimo,

Da qualche parte nel Mar Mediterraneo                                                                                                                                                      

Estate, 2019 


Salve, io non mi presento. Sono uno dei tanti, forse siamo addirittura troppi. In tutti i sensi, sia su questa nave, che pure ad una più timida onda inizia a ballare, e sia sulle coste in Libia, dove pregare per salvarsi ormai non serve a niente.

In questi lunghi giorni in mare, in mezzo al nulla, mi sono chiesto dove sarei stato più al sicuro e se sia stata davvero una scelta ragionata salire su questo barcone. La risposta è che non si ha la possibilità di decidere, sebbene si soffra fisicamente e psicologicamente in tutti e due i casi, con la nave si ha una possibilità di vivere. E' questo l'unico pensiero: trovare una via per continuare la propria vita.

Pensate che sia drastico il mio modo di vedere la vita? Io ho diciannove anni, sono giovane direte voi, eppure non interessa a nessuno che io lo sia o meno. Ho passato gli ultimi due anni lontano dal mio villaggio, la mia famiglia mi ha cacciato via di casa, ma lo ha fatto per amore e così che io potessi vivere una vita normale o almeno credere di poterlo fare.

Non è divertente? Un ragazzo che scappa dalla guerra in Siria ha gli stessi sogni di un ragazzo europeo, ci credi? Desideriamo di vivere una vita felice, spensierata ed in compagnia di persone a noi care. Vorremmo entrambi conquistare il mondo ed essere come quei "rapper" che spendono montagne di soldi e diventano famosi regalando qualche insulto gratuito a qualcuno. 

Ciò nonostante io sono su questa nave, sola in questo mare, che ogni giorno sembra casa mia. Il cibo scarseggia, le persone si ammalano e tutti, o si parlano uno sopra l'altro oppure rimangono in silenzio, a soffrire o ricordare ciò che ormai è il passato.

In quel silenzio mi trovo bene, mi metto in un angolino ed ascolto il mare perché di sicuro lui di storie ne ha da raccontare. Quante barche possono essere passate nelle stesse coordinate in cui siamo passati noi con questa nave? Io non lo so, per questo lo ascolto, perché c'è sempre qualcosa che non sappiamo e che vorremmo conoscere.  Pensavo che se avessi continuato a raccontare ogni mio pensiero a proposito di questa attraversata sarei impazzito, perché sarei finito ad ascoltarli tutti e mi sarei portato dietro ogni paura che mi passasse per la testa. Sono sicuro però di essere ancora sano, poiché mio padre mi diceva sempre  'finché riuscirai a riconoscere il cielo dal mare, non starai impazzendo.'

Ogni giorno ci avviciniamo sempre di più alla costa, si vede ad occhio nudo ed ogni volta che la osservo un sorriso spontaneo si stampa sulla mia faccia. Non mi interessa sapere che Paese sia, è lì e questo mi basta. Da quando vediamo la terra ferma il nostro capitano è sempre più afflitto, guarda sempre solo in lontananza ed intanto fuma una sigaretta. La fuma come se si fosse rassegnato, con la pace di chi sa di non poter fare nulla. Io so perché sta così male, ogni dieci minuti prova a contattare i porti più vicini, i possibili "porti sicuri" in cui sbarcare, ma o non rispondono o ci negano il permesso di entrare.

Le mie previsioni per la fine di questa storia sono tantissime e non so quale di queste sarà la designata. Di sicuro la scelta non è mia, non è delle altre sessanta persone su questa nave ma è di tutte quelle voci che proprio non vogliono che ci siano immigrati nei propri Stati. Dicono di aver paura ed io mi chiedo di chi dovrebbero aver paura, di me? Della mia pelle nera? Sono domande a cui non vorrei mi fossero date delle risposte, perché non potrei accettarle. 

Ora è notte, la nave è praticamente ferma, non c'è più cibo, non ci sono medicinali a sufficienza e il carburante è praticamente a zero. Tanti pregano, altri piangono, ma io mi sdraierò, ascolterò un po' il mare ed una delle sue storie e mi addormenterò ancora una volta con la speranza che al mio risveglio io sia in un posto diverso, magari migliore.

Buonanotte.

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Scritto da

Elia Petrucci

Io sono Elia. Amo scrivere e raccontare quello che tutti i giorni ci passa davanti agli occhi e che ignoriamo. Mi piace osservare, prendermi del tempo, una pausa per capire come è girato il mondo per poi stravolgerlo e vivere la mia vita descrivendola secondo quelli che sono i miei pensieri, e perché no, magari anche i vostri.